Sono un vecchio uomo di cavalli. Uno di quelli abituati alla fatica, alla polvere, al freddo delle mattine d’inverno e al caldo che brucia la schiena d’estate. Fatica condivisa con loro, amici silenziosi che non chiedono spiegazioni e sanno restituire molto più di quanto ricevono.
Eppure, per il secondo anno consecutivo, nel 2025 non sarò a Fieracavalli.
Mi mancherà Verona. Mi mancherà camminare tra gli stand, osservare il mercato, capire dove sta andando il nostro mondo. Mi mancheranno soprattutto i vecchi amici, quelli che incontri una volta l’anno e sembra di essersi salutati il giorno prima. E mi mancheranno quelli nuovi, ancora sconosciuti, che avrei potuto incontrare lungo un corridoio o davanti a un cavallo.
Mi mancherà persino quell’odore impossibile da spiegare a chi non appartiene a questo mondo: paglia, cavalli e il vento freddo del Nord che a Verona sembra entrare fin dentro i padiglioni.
Quest’anno dovrò accontentarmi di immaginare tutto questo.
Ma un vecchio uomo di cavalli sa anche una cosa: quando si cade, ci si rialza.
Perciò faccio una promessa. Nel 2026 tornerò a Verona. Tornerò tra i cavalli, tra gli amici, tra quella paglia e quel vento.
Perché una malattia può fermare il corpo per un po’. Ma non riuscirà mai a mettere le briglie a uno spirito indomito.
Lucio Cetra