28 dicembre 2013 – Ciò che è avvenuto ieri alle Officine Cantelmo è il sintomo di tre mondi ormai contrapposti che riescono con difficoltà a parlare. Uno di questi mondi è formato dai cittadini e dai movimenti, composti da cittadini, che anche grazie al web, si informano, si confrontano e imparano che il mondo al di fuori forse è diverso da come glielo si prospetta. Il mondo di centro è composto dai politici locali che si trovano in mezzo al guado, da un lato desiderosi di saltare il fosso e dall’altro con l’orecchio posto ad altezza di cittadino e di cui ascoltano quotidianamente le lamentele. L’ultimo mondo è composto dai politici di professione che se anche fischiati e interrotti continuano imperterriti la loro corsa verso il bene del “loro” territorio e che pensano esclusivamente al proprio interesse particolare. Ieri presso le Officine Cantelmo dove si teneva l’OST (il confronto pubblico tra Comunità Locali, Governo e Azienda Trans Adriatic Pipeline) i tre mondi si sono incontrati e nella prima parte (fino alle 13.30) hanno vinto i cittadini tacciati come quei pochi facinorosi desiderosi di contestare tutto e tutti e che pensano solo alla pancia, alla propria pancia, e non al bene del territorio e che magari si ridurranno in cinque su una spiaggia per fermare il “progresso”.
I lavori, poi, ripresi alle 15 sono proseguiti con ordine e con tranquillità e in quel caso i mondi presenti, i politici locali e quelli regionali e nazionali si sono incontrati e hanno parlato, hanno dialogato insieme ad una multinazionale che ha nel proprio DNA l’unico obiettivo di fare profitto anche sulle spalle dei territori che attraversa. Prima o poi, forse, il “terzo mondo”, un tempo chiamato terzo stato, taglierà la testa a re e regine.
Il direttore