Un anno fa avevo fatto una promessa: nel 2026 sarei tornato a Verona. L’avevo scritta più con il cuore che con la certezza di poterla mantenere. Dopo due anni lontano da Fieracavalli, la malattia mi aveva insegnato che tra il desiderare una cosa e poterla fare può esserci una distanza enorme.
Oggi quella distanza non c’è più.
Il medico mi ha dato il via libera. Posso partire. Posso tornare a Verona. E confesso che da quando me lo ha detto scalpito come un giovane puledro davanti alla porta del box. Altro che vecchio uomo di cavalli.
Non vedo l’ora di rimettere piede tra quei padiglioni, perdermi negli stand, guardare cosa è cambiato nel mercato e cosa, fortunatamente, è rimasto uguale. Voglio incontrare gli amici di sempre, stringere mani che non stringo da troppo tempo e conoscere persone nuove con cui parlare di cavalli fino a dimenticare l’orologio.
E poi voglio ritrovare persino lui: quel vento del Nord che a Verona sa essere poco gentile e che si mescola all’odore della paglia, dei cavalli e delle scuderie. Un profumo che nessuno venderà mai in bottiglia, per fortuna, ma che per un uomo di cavalli significa sentirsi a casa.
In questi due anni il corpo mi ha costretto a fermarmi. Lo spirito, invece, non si è mai fermato.
Avevo promesso che sarei tornato. Il medico ha aperto il cancello.
Adesso provate a tenermi fermo.
Lucio Cetra