Cronistoria della visita papale di Francesco ad Alessano vista da noi

Il 20 aprile 2018 è stata una giornata storica e non solo per la levataccia ma per aver “imprigionato” gli abitanti di Alessano nelle proprie abitazioni: “prigionieri” in casa propria.

Visita del Santo Padre, orario previsto con l’elicottero ore 8.30, e poi da lì, secondo il cronoprogramma, si sarebbe soffermato sulla tomba di don Tonino Bello, in seguito avrebbe incontrato i fedeli esternando la sua gioia nel trovarsi lì.

Sveglia alle 3.15 di un venerdì freddino, tira vento. Facciamo colazione, per quanto si possa pensare di farla. Partenza da Melendugno 3.45 perchè qualcuno aveva comunicato che l’accesso al parcheggio dell’area stampa chiudeva alle 5.30-6.00 e c’è un’ora di strada e perchè non si sa com’è il traffico e i posti di blocco e gli accessi e forse ti fanno passare e forse no. Meglio partire presto. Si sa come vanno queste cose. Il meteo non promette nulla di buono se non altro vento.

Arrivati al primo checkpoint, provenendo da Maglie, dopo 50 minuti. Quasi totale assenza di traffico. Dichiariamo il motivo per il quale vogliamo affrontare il grande rondò di Lucugnano: la visita di Papa Francesco.

Ci fanno proseguire, due auto, una di fedeli e la nostra. Prima avvisaglia che qualcosa non funziona, che alla fine siamo sempre italiani e per giunta salentini. Basta che faccia vedere il pass stampa e comunichi al poliziotto o volontario della protezione civile che l’auto dietro è con me e ci fanno passare, senza controlli, senza chiedere nulla. Eppure sul mio pass auto c’è scritto chiaramente che a bordo con me non ci devono essere altre persone se non io, ma invece a bordo c’è anche la mia compagna. Niente controlli. Solo al terzo checkpoint un’agente di polizia decide di controllare la targa per accertarsi che il pass auto sia veritiero e la targa corrisponde. Proseguiamo per Alessano. Arriviamo ad Alessano alle 5.20 dopo aver attraversato una serie di controlli che misteriosamente ci mandano tutti verso il parcheggio nord. Lasciamo l’auto dei pellegrini al parcheggio loro assegnato mentre noi contrattiamo con la protezione civile per farci passare attraverso un’area interdetta alle auto. Obiettivo finale è riuscire a giungere al benedetto parcheggio della stampa che altro non è che una strada. E da lì notiamo che Alessano è una grande isola pedonale. Non ci sono auto se non quelle che sono state sequestrate all’interno di vialetti, garage e quant’altro. Nessun auto di nessun alessanese deve dare fastidio. Noi raggiungiamo il tornello dove dopo una sommaria perquisizione ci permettono di accedere all’area. Ci dirigiamo verso il palco della stampa, messo in posizione strategica a qualche centinaio di metri dalla sede dove si accomoderà il Santo Padre. Meno male che esiste il maxischermo. Sono le 6.30 e il sole fa capolino facendo scoprire a tutti i colleghi che avremo il sole frontale come compagnia e che non ci mollerà più nemmeno il vento. Da notare che il pass è uno solo mentre gli operatori sono due, anche in questo caso siamo italiani, salentini per l’esattezza. Ad un addetto alla sicurezza gli viene il dubbio che la mia compagna, nonchè mia collega, sia sprovvista di pass autorizzativo e le chiede di esporlo al collo, ma solo una volta, poi, forse attratto da altro lascia perdere. Forse ci vede armeggiare con l’attrezzatura, con gli smartphone. Iniziamo le dirette (che potete trovare sul canale facebook di melendugno.net) in attesa che arrivi il Santo Padre per commemorare il venticinquennio dalla scomparsa di don Tonino Bello, originario di Alessano e vescovo di Molfetta, altra città che lo attende.

Sono le 8.35 e l’elicottero papale non si vede. Anche lui, a quanto pare, ha preso le abitudini italiane. La puntualità non è nel DNA del pilota. La mia compagna esclama “Eccolo!” e tutti ci voltiamo a cercare l’elicottero che atterra affianco al cimitero. Da li l’incontro con le autorità, la preghiera sulla tomba, senza papalina, qualcuno ci spiega che è segno di grande rispetto togliersela. Poi Papa Francesco sale sulla papamobile, noi siamo in diretta e la gente, i fedeli, si dirige verso il luogo di accesso, una marea di persone che si muove all’unisono. Un soccorritore cade a terra, scivola, un altro, un collega, lo aiuta a rialzarsi, eccolo il Papa. E’ lontano ma è emozionante lo stesso. Passa tra due ali di folla, lo acclamano, lo chiamano, gli danno il “buongiorno” e lui accetta tutto. E’ il suo ruolo. E’ venuto a visitare il suo gregge. Parlerà a questa terra lontana e poi andrà via, com’è giusto che sia.

Per un’ora Alessano è stata la capitale della cristianità.

Francesco Cappello

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